rigenerazione cellulare

Cellule che risorgono dalla morte: risolto un mistero di 50 anni

Come una fenice che rinasce dalle proprie ceneri, il nostro corpo possiede cellule capaci di sopravvivere all’autodistruzione programmata e guidare la rigenerazione cellulare dei tessuti danneggiati. Dopo cinquant’anni di ricerche, un team di scienziati ha finalmente svelato il meccanismo molecolare dietro questo straordinario fenomeno, aprendo nuove prospettive per la medicina rigenerativa e la lotta ai tumori resistenti alle terapie.

Il mistero della proliferazione compensatoria

Negli anni ’70, i ricercatori osservarono per la prima volta un fenomeno sorprendente: le larve di moscerino della frutta (Drosophila) esposte a dosi elevate di radiazioni erano in grado di rigenerare completamente le ali, nonostante i tessuti epiteliali fossero stati gravemente danneggiati. Questo processo, chiamato proliferazione compensatoria, è stato successivamente documentato in molte specie, incluso l’uomo, ma il suo meccanismo molecolare è rimasto un enigma per decenni.

La domanda cruciale era: come fanno alcuni tessuti a rispondere alla morte cellulare massiva con un’esplosione di rigenerazione? Quali cellule sopravvivono al danno e come riescono a riparare il tessuto danneggiato?

La scoperta delle cellule DARE e NARE

Secondo uno studio pubblicato su Nature Communications nel dicembre 2025, un team di ricercatori del Weizmann Institute of Science in Israele ha identificato due popolazioni cellulari distinte che mediano la rigenerazione dopo radiazioni ionizzanti: le cellule DARE (Death-Associated Repair and Recovery) e le cellule NARE (Non-Activating Recovery Epithelial cells).

Lo studio, condotto su tessuti epiteliali di Drosophila melanogaster, ha utilizzato un sensore molecolare ritardato per identificare le cellule che attivano la via dell’apoptosi (morte cellulare programmata) ma che comunque riescono a sopravvivere. Come spiega la dottoressa Tslil Braun, prima autrice dello studio: “Ci siamo proposti di identificare le cellule che premono il pulsante di autodistruzione ma sopravvivono comunque”.

I risultati sono stati sorprendenti: le cellule DARE non solo sopravvivono alle radiazioni, ma si moltiplicano rapidamente e riparano il tessuto danneggiato, ripopolando circa la metà del tessuto entro 48 ore dall’irradiazione. Le cellule NARE, invece, contribuiscono alla rigenerazione ma mostrano una resistenza alla morte meno marcata e non possono completare il processo rigenerativo da sole.

Il meccanismo molecolare: come sopravvivono le cellule DARE

Il segreto della sopravvivenza delle cellule DARE risiede in un sofisticato meccanismo molecolare che blocca il processo di morte cellulare a metà strada. Normalmente, l’apoptosi viene innescata dall’attivazione di enzimi chiamati caspasi iniziatrici (nel caso di Drosophila, la caspasi Dronc, equivalente della caspasi-9 umana), che a loro volta attivano le caspasi effettrici, responsabili della demolizione delle strutture cellulari.

Nelle cellule DARE, però, una proteina motore molecolare chiamata Myo1D ancora la caspasi iniziatrice alla membrana cellulare, impedendole di attivare le caspasi effettrici. Come spiega il professor Eli Arama, coordinatore dello studio: “Abbiamo osservato che, sebbene la caspasi iniziatrice sia attivata in queste cellule, il processo di morte cellulare si ferma lì e non progredisce alla fase successiva”.

Questo meccanismo agisce come una valvola di sicurezza, permettendo alle cellule di beneficiare di alcuni aspetti dell’attivazione delle caspasi (che possono stimolare la proliferazione cellulare) senza andare incontro alla morte. È interessante notare che l’attivazione di Dronc nelle cellule DARE guida la rigenerazione sia in modo cell-autonomo (stimolando direttamente la proliferazione delle cellule DARE stesse) sia in modo non cell-autonomo (inducendo anche altre cellule a proliferare).

Specie reattive dell’ossigeno e segnalazione infiammatoria

Secondo lo studio pubblicato su PubMed (DOI: 10.1038/s41467-025-65996-2), un altro elemento chiave nella rigenerazione mediata dalle cellule DARE è il coinvolgimento delle specie reattive dell’ossigeno (ROS) e della segnalazione del fattore di necrosi tumorale (TNF).

Le ROS prodotte in seguito al danno tessutale attivano il recettore Wengen (equivalente del TNFR nei mammiferi) sulle cellule DARE, promuovendo fortemente la loro proliferazione. A valle di questa cascata di segnalazione, la proteina chinasi p38 MAPK emerge come il principale mediatore essenziale per la proliferazione sia delle cellule DARE che delle cellule NARE.

Questo complesso intreccio di segnali molecolari orchestra una risposta rigenerativa coordinata che bilancia morte cellulare, sopravvivenza e proliferazione per ripristinare l’integrità del tessuto.

Implicazioni per la rigenerazione tissutale umana

Sebbene lo studio sia stato condotto su moscerini della frutta, i meccanismi di rigenerazione tessutale sono straordinariamente conservati nell’evoluzione. L’apoptosi e i pathway molecolari coinvolti nella proliferazione compensatoria sono presenti anche nei mammiferi, incluso l’uomo.

Secondo le ricerche raccolte su PubMed, la rigenerazione tissutale negli organismi superiori dipende da meccanismi simili che bilanciano morte cellulare programmata e proliferazione. Per esempio, studi sulla rigenerazione epatica hanno dimostrato che anche il fegato umano utilizza strategie compensatorie complesse che coinvolgono poliplodia cellulare e senescenza per riparare i danni e mantenere l’omeostasi (DOI: 10.1007/s12015-025-11001-8).

La comprensione dei meccanismi che permettono ad alcune cellule di sfuggire all’apoptosi pur mantenendo funzioni rigenerative potrebbe aprire nuove strade per:

  • Medicina rigenerativa: sviluppare terapie che stimolino la riparazione tissutale endogena in organi danneggiati
  • Guarigione delle ferite: accelerare il processo di cicatrizzazione senza formazione di tessuto cicatriziale eccessivo
  • Malattie degenerative: rallentare o invertire la perdita di cellule funzionali in patologie come l’insufficienza cardiaca o le malattie neurodegenerative

Il lato oscuro: resistenza tumorale e radioterapia

La scoperta delle cellule DARE ha anche un risvolto inquietante che potrebbe spiegare uno dei problemi più insidiosi in oncologia: la resistenza dei tumori alla radioterapia.

Secondo i dati pubblicati su PubMed, quando lo stesso tessuto viene irradiato una seconda volta, i discendenti delle cellule DARE mostrano una resistenza alla morte cellulare sette volte superiore rispetto alle cellule del tessuto originale. Questo fenomeno rispecchia esattamente ciò che si osserva nei tumori che ricrescono dopo cicli di radioterapia: diventano più aggressivi e molto più difficili da eliminare.

Il professor Arama sottolinea: “Volevamo capire se la resistenza alla morte viene ereditata dai discendenti delle cellule resistenti che sono sopravvissute all’irradiazione iniziale. Abbiamo scoperto che quando lo stesso tessuto viene irradiato una seconda volta, il numero di cellule che muoiono nelle prime ore è la metà di quello osservato dopo la prima irradiazione”.

La proteina Myo1D, che protegge le cellule DARE dalla morte, è stata precedentemente associata alla crescita di tumori cancerosi. L’iperattivazione di questa proteina motore molecolare potrebbe essere uno dei meccanismi che permette alle cellule tumorali di evadere l’apoptosi indotta dalle terapie.

Bilanciamento tra rigenerazione e crescita patologica

Uno degli aspetti più affascinanti emersi dallo studio è l’importanza del bilanciamento tra cellule DARE e NARE per una corretta rigenerazione. Quando i ricercatori hanno rimosso sperimentalmente le cellule DARE dal sistema, la proliferazione compensatoria è scomparsa completamente, dimostrando che queste cellule sono indispensabili per la rigenerazione.

Tuttavia, mantenere il giusto equilibrio tra le due popolazioni cellulari è cruciale per garantire non solo la riparazione del tessuto, ma anche la corretta crescita e differenziazione cellulare. Un eccesso di cellule resistenti alla morte potrebbe portare a proliferazione incontrollata, mentre una loro carenza comprometterebbe la capacità rigenerativa.

Questo delicato equilibrio rappresenta una sfida sia dal punto di vista evolutivo (come mantenere capacità rigenerative senza favorire la crescita tumorale) sia dal punto di vista terapeutico (come sfruttare questi meccanismi per promuovere la rigenerazione senza aumentare il rischio oncologico).

Prospettive future: dalla ricerca alla clinica

La scoperta delle cellule DARE e dei meccanismi che ne regolano la sopravvivenza apre scenari terapeutici promettenti ma richiede cautela. Da un lato, modulare l’attività di proteine come Myo1D potrebbe permettere di:

  • Potenziare la rigenerazione tissutale in pazienti con ferite croniche o danni d’organo
  • Migliorare l’efficacia della radioterapia bloccando selettivamente i meccanismi di resistenza nelle cellule tumorali
  • Sviluppare nuove strategie per prevenire la ricrescita di tumori più aggressivi dopo il trattamento

Dall’altro lato, sarà fondamentale comprendere come distinguere tra rigenerazione fisiologica e proliferazione patologica, per evitare che terapie rigenerative promuovano inavvertitamente la crescita tumorale.

Secondo i ricercatori, il prossimo passo sarà verificare se meccanismi simili alle cellule DARE esistono anche nei tessuti umani e se possono essere modulati in modo sicuro ed efficace. Studi preliminari suggeriscono che pathway molecolari analoghi sono presenti nei mammiferi, ma la loro caratterizzazione dettagliata richiederà ulteriori ricerche.

Conclusioni

Dopo cinquant’anni di ricerche, la scoperta delle cellule DARE risolve finalmente il mistero della proliferazione compensatoria e getta nuova luce sui complessi meccanismi che regolano la riparazione cellulare. Queste cellule “resuscitate” rappresentano un esempio straordinario di come l’evoluzione abbia sviluppato strategie sofisticate per bilanciare morte e rinascita cellulare.

La comprensione di questi meccanismi non solo amplia le nostre conoscenze sulla biologia fondamentale della rigenerazione, ma apre anche prospettive concrete per lo sviluppo di terapie innovative in medicina rigenerativa e oncologia. Come spesso accade in scienza, una scoperta che risponde a domande antiche solleva nuovi interrogativi ancora più affascinanti, spingendo la ricerca verso territori inesplorati dove morte e vita cellulare si intrecciano in modi sempre più sorprendenti.


Fonti scientifiche:

  • Braun T, et al. Nature Communications (2025)
  • Zare Jalise S, et al. Stem Cell Reviews and Reports (2025)
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