In sintesi
- La vitamina D3 aumenta l’assorbimento del calcio; la K2 attiva l’osteocalcina che lo fissa nell’osso. Per questo si assumono insieme, con 1.000-2.000 UI/die di D3 negli adulti.
- Tra le forme di K2, la MK-7 da natto ha un’emivita di circa 3 giorni, contro 1-2 ore di K1 e MK-4: basta una sola assunzione al giorno.
- Nei trial le dosi di MK-7 vanno da 90 a 375 µg/die; il plateau sulla carbossilazione dell’osteocalcina si osserva attorno a 180-200 µg/die.
- Entrambe sono liposolubili: vanno prese al pasto principale con grassi, tutti i giorni. Nei trial la durata va da 12 mesi a 3 anni.
- Chi assume warfarin o acenocumarolo deve consultare il medico prima di integrare K2. Nei soggetti sani, fino a 360 µg/die di MK-7 non alterano la coagulazione.
La vitamina D3 e la vitamina K2 si assumono insieme perché agiscono in sequenza sul calcio: la D3 ne aumenta l’assorbimento intestinale, la K2 attiva le proteine che lo fissano nell’osso. Senza vitamina K attiva, il calcio reso disponibile dalla D3 resta in circolo senza una destinazione definita. Per questo le due vitamine vengono considerate una coppia funzionale, non due integrazioni separate.
Le forme di riferimento sono il colecalciferolo (D3) e il menachinone-7 (MK-7) ottenuto dalla fermentazione del natto. Le dosi più usate negli adulti sono 1.000-2.000 UI/die di D3 e 90-200 µg/die di MK-7, al pasto principale. Chi assume anticoagulanti antagonisti della vitamina K, come il warfarin, deve consultare il medico prima di integrare K2.
Perché la vitamina D3 da sola può non bastare
La vitamina D regola l’assorbimento intestinale del calcio. Con livelli ematici bassi, gran parte del calcio della dieta non viene assorbito. È il motivo per cui la sua integrazione è tra le più diffuse alle latitudini italiane nei mesi invernali. Il funzionamento complessivo di questa vitamina è descritto nella guida alla vitamina D.
Aumentare l’assorbimento risolve però solo metà del problema: il calcio nel sangue deve essere indirizzato verso l’osso. La vitamina D3 induce la sintesi di due proteine vitamina K-dipendenti: l’osteocalcina, prodotta dagli osteoblasti, e la matrix Gla protein (MGP), espressa nella parete dei vasi. Entrambe nascono inattive e devono essere γ-carbossilate per legare il calcio.
La carbossilazione richiede vitamina K come cofattore della γ-glutamil carbossilasi. L’osteocalcina attiva favorisce la deposizione del calcio nella matrice ossea; la MGP attiva partecipa alla regolazione del calcio nei tessuti molli, parete arteriosa compresa. In carenza di vitamina K, il calcio in più indotto dalla D3 può tradursi nel cosiddetto calcium paradox: ossa che perdono densità mentre nei vasi il calcio tende ad accumularsi.
Il razionale è quindi semplice: la D3 mette più calcio in circolo, la K2 contribuisce a collocarlo nel posto giusto. Chi integra vitamina D per mesi e a dosaggi elevati ha un motivo concreto per affiancarle la K2.
Vitamina K2: differenze tra K1, MK-4 e MK-7
La vitamina K esiste in due famiglie. La K1 (fillochinone) abbonda nelle verdure a foglia verde ed è impegnata soprattutto nella coagulazione. La K2 (menachinoni) è prodotta da batteri e agisce di più nei tessuti extra-epatici, come l’osso. Le forme di K2 si indicano con la sigla MK seguita da un numero; le più studiate sono MK-4 e MK-7.
La differenza tra le forme è farmacocinetica. Una review su Nutrients (Sato et al., 2020) ha sintetizzato i dati: a dosi nutrizionali vicine all’apporto di riferimento, solo la MK-7 promuove la γ-carbossilazione di osteocalcina e MGP nei tessuti extra-epatici. Il vantaggio dipende da una biodisponibilità superiore e da un’emivita di circa 3 giorni, che mantiene livelli plasmatici stabili con una sola somministrazione al giorno. K1 e MK-4 hanno emivite di 1-2 ore e vengono captate soprattutto dal fegato per la sintesi dei fattori della coagulazione.
Uno studio su Nutrition Journal in donne sane conferma il quadro: la MK-7 permaneva nel sangue per giorni, la MK-4 ai dosaggi nutrizionali era scarsamente rilevabile nel siero.
La MK-7 degli integratori si ottiene per fermentazione del natto, alimento giapponese a base di soia e fonte alimentare più ricca di questa forma. Sul piano fisiologico, la vitamina K2 contribuisce al mantenimento di ossa normali e alla normale coagulazione del sangue: sono i due effetti riconosciuti dall’EFSA per la vitamina K (Reg. UE 432/2012). Non sostituisce la vitamina D: la completa.
Forme e dosaggi a confronto: D3, K1, MK-4 e MK-7
Sul versante D, una revisione sistematica con meta-analisi su The American Journal of Clinical Nutrition ha confrontato D2 (ergocalciferolo) e D3 (colecalciferolo). La D3 risulta più efficace nell’innalzare e mantenere la 25-idrossivitamina D, l’indicatore ematico dello stato vitaminico, ed è la forma di riferimento.
Le linee guida internazionali indicano come obiettivo livelli di 25(OH)D superiori a 30 ng/mL: negli adulti si raggiungono in genere con 1.000-2.000 UI/die, nei soggetti carenti o anziani fino a 4.000 UI/die sotto controllo ematico. Per la MK-7 i trial usano da 90 a 375 µg/die, con plateau sulla carbossilazione dell’osteocalcina attorno a 180-200 µg/die. Il valore di riferimento europeo per la vitamina K (75 µg, riferito soprattutto alla K1) non riflette il fabbisogno funzionale della MK-7.
| Forma | Dose giornaliera indicativa | Emivita | Quando assumerla | Per chi e con cosa |
|---|---|---|---|---|
| Vitamina D3 (colecalciferolo) | 1.000-2.000 UI/die negli adulti; fino a 4.000 UI/die in carenza o negli anziani, con controllo ematico. | Lunga: la 25(OH)D circola per settimane. | Al pasto principale, con una fonte di grassi. | Forma di riferimento per tutti i profili; da calibrare sulla 25(OH)D misurata. |
| Vitamina K1 (fillochinone) | Apporto di riferimento europeo 75 µg/die. | Breve: 1-2 ore. | Con i pasti, soprattutto da verdure a foglia verde. | Captata dal fegato per la coagulazione; quota bassa a osso e vasi. |
| Vitamina K2 MK-4 | Ai dosaggi nutrizionali risulta scarsamente rilevabile nel siero. | Breve: 1-2 ore. | Copertura meno stabile con una sola dose al giorno. | Poco adatta alla co-integrazione con D3. |
| Vitamina K2 MK-7 (da natto) | 90-200 µg/die; nei trial fino a 375 µg/die. | Circa 3 giorni. | Una volta al giorno, al pasto principale. | Forma di scelta per la co-integrazione; con warfarin o acenocumarolo solo su parere medico. |
Cosa dicono gli studi clinici su MK-7 e tessuto osseo
Uno studio randomizzato controllato cinese (Zhang et al., 2020) ha seguito 311 soggetti tra 50 e 75 anni per 12 mesi. Con 90 µg/die di MK-7, la perdita ossea al collo del femore nelle donne in postmenopausa è risultata inferiore rispetto ai controlli, con aumento del rapporto tra osteocalcina carbossilata e sottocarbossilata. Aggiungere calcio (500 mg) e vitamina D3 (10 µg) alla MK-7 non dava benefici ulteriori sulla densità minerale ossea. Il dato suggerisce che il fattore limitante non sia il calcio, ma il cofattore K2.
Risultati meno netti arrivano dal trial danese di Rønn e colleghi (2021): 3 anni, 142 donne in postmenopausa con osteopenia. La dose di 375 µg/die di MK-7, in aggiunta a calcio (800 mg) e D3 (38 µg), ha ridotto del 65% l’osteocalcina sottocarbossilata entro il primo anno. A 36 mesi, però, densità minerale ossea e microarchitettura non differivano dal placebo. La carbossilazione è una condizione necessaria, ma non sempre sufficiente, a modificare l’esito densitometrico.
Una meta-analisi del 2025 su Frontiers in Nutrition (Wen et al., 2025) ha riunito sei studi giapponesi per 2.327 soggetti. Il consumo abituale di natto si associa a più osteocalcina carbossilata e a un modesto incremento della densità minerale ossea. La certezza dell’evidenza secondo GRADE resta da moderata a bassa, per la prevalenza di disegni osservazionali.
Il rapporto tra osteocalcina sottocarbossilata (ucOC) e carbossilata (cOC) è tra i marker più sensibili dello status di K2. Uno studio LC-MS/MS su Annals of Nutrition and Metabolism (Li et al., 2023) ha confrontato 200 donne in pre- e post-menopausa. In quelle con osteoporosi postmenopausale i livelli di MK-7 calavano prima di quelli della 25(OH)D: la MK-7 potrebbe essere un indicatore precoce del rimodellamento osseo alterato.
Riferimenti bibliografici
- Wen Z, Zhen M, Wang J, Agudamu A, Zhang Y. Habitual natto intake elevates serum MK-7 levels, enhances osteocalcin carboxylation, and supports bone density: a meta-analysis of Japanese evidence. Front Nutr. 2025;12:1713726. doi:10.3389/fnut.2025.1713726
- Rønn SH, Harsløf T, Oei L, Pedersen SB, Langdahl BL. The effect of vitamin MK-7 on bone mineral density and microarchitecture in postmenopausal women with osteopenia, a 3-year randomized, placebo-controlled clinical trial. Osteoporos Int. 2021;32(1):185-191. doi:10.1007/s00198-020-05638-z
- Zhang Y, Liu Z, Duan L, et al. Effect of Low-Dose Vitamin K2 Supplementation on Bone Mineral Density in Middle-Aged and Elderly Chinese: A Randomized Controlled Study. Calcif Tissue Int. 2020;106(5):476-485. doi:10.1007/s00223-020-00669-4
- Li C, Liang C, Kong Z, et al. Determination of Vitamin K1, MK-4, MK-7, and D Levels in Human Serum of Postmenopausal Osteoporosis Women: MK-7 May Be a New Marker of Bone Metabolism. Ann Nutr Metab. 2023;79(3):334-342. doi:10.1159/000531065
- Sato T, Inaba N, Yamashita T. MK-7 and Its Effects on Bone Quality and Strength. Nutrients. 2020;12(4):965. doi:10.3390/nu12040965
Quando assumerle e come abbinarle ad altri integratori
Entrambe le vitamine sono liposolubili: si assorbono meglio con un pasto che contenga grassi. Il pasto principale è il momento più pratico; colazione o pranzo vanno bene se prevedono una fonte lipidica. L’assunzione è quotidiana e continuativa, perché questi nutrienti lavorano sul medio periodo: nei trial la durata va da 12 mesi a 3 anni.
In chi assume più farmaci o integratori liposolubili è preferibile distanziare le assunzioni di almeno 2-4 ore. Chi integra anche il magnesio può orientarsi con il confronto tra le forme di magnesio (pidolato, bisglicinato, citrato, ossido), che differiscono per biodisponibilità e tollerabilità.
Come scegliere: per chi, quando e cosa evitare
La coppia D3 + K2 non serve a tutti allo stesso modo. Il razionale è più solido in peri- e postmenopausa, dopo i 60 anni, con scarsa esposizione solare e in chi già integra vitamina D ad alte dosi. Vale anche per chi segue una dieta povera di alimenti fermentati e verdure a foglia verde. I criteri operativi, in ordine, sono cinque.
- Prima il dosaggio ematico. La dose di D3 si calibra sulla 25(OH)D misurata, con obiettivo sopra 30 ng/mL, non a occhio.
- Forma della K2. MK-7 da natto: una sola dose al giorno copre le 24 ore grazie all’emivita di circa 3 giorni.
- Dose di K2. 90 µg/die è la soglia con effetti misurabili; 180-200 µg/die è la finestra con plateau biochimico.
- Ordine e orario. Insieme, al pasto principale con grassi; altri farmaci o integratori liposolubili a 2-4 ore di distanza.
- Cosa evitare. Integrare K2 senza parere medico se si assumono warfarin o acenocumarolo; aumentare la D3 senza controlli ematici.
| Profilo | Vitamina D3 | Vitamina K2 MK-7 | Quando | Attenzione |
|---|---|---|---|---|
| Adulto con scarsa esposizione solare | 1.000-2.000 UI/die. | 90-200 µg/die. | Pasto principale, tutti i giorni. | Controllo periodico della 25(OH)D. |
| Donna in peri- o postmenopausa | 1.000-2.000 UI/die, in base alla 25(OH)D. | 90-200 µg/die; nei trial fino a 375 µg/die. | Pasto principale, tutti i giorni. | Valutazione medica se osteopenia od osteoporosi sono già diagnosticate. |
| Over 60 o carenza documentata | Fino a 4.000 UI/die, con controllo ematico. | 90-200 µg/die. | Pasto principale, tutti i giorni. | Distanziare di 2-4 ore altri farmaci liposolubili. |
| Chi assume warfarin o acenocumarolo | Su indicazione medica. | Solo con parere medico e controlli dell’INR. | Da concordare con il medico. | La K2 può ridurre l’effetto del farmaco. |
| Chi assume DOAC (apixaban, rivaroxaban, dabigatran, edoxaban) | Su indicazione medica. | Considerata compatibile, previa valutazione individuale. | Pasto principale. | Nessuna interferenza nota con il ciclo della vitamina K. |
Un confronto tra le altre opzioni per l’apparato osteoarticolare è nella guida agli integratori per le articolazioni.
Sicurezza e interazioni: chi assume anticoagulanti deve sentire il medico
La co-integrazione D3 + K2 è in genere ben tollerata alle dosi nutrizionali. Nei soggetti sani non sono state documentate alterazioni dei parametri coagulativi né aumento del rischio trombotico con MK-7 fino a 360 µg/die.
L’eccezione riguarda i farmaci anticoagulanti antagonisti della vitamina K (warfarin, acenocumarolo). Anche dosi moderate di MK-7 possono interferire con il bilanciamento dell’INR e ridurre l’efficacia del farmaco. Chi assume questi farmaci deve consultare il medico prima di integrare vitamina K2: la supplementazione va evitata o riservata a pazienti seguiti con controlli frequenti dell’INR.
Il discorso è diverso per i DOAC (apixaban, rivaroxaban, dabigatran, edoxaban), che agiscono sui fattori Xa e IIa e non interferiscono con il ciclo della vitamina K. La co-somministrazione con MK-7 è considerata compatibile, ma richiede una valutazione individuale. Per la vitamina D3 il punto critico è aumentare la dose senza controlli della 25(OH)D.
Il KIT Vitamina D3+K2 di NMI
Su questo razionale NMI propone il KIT Vitamina D3+K2. Abbina D-SHIELD, vitamina D3 (colecalciferolo) in gocce ad alta biodisponibilità, e K2-NATTO, vitamina K2 nella forma menachinone-7 (MK-7) ottenuta dalla fermentazione del natto. Il kit contiene 1 flacone di D-SHIELD da 20 ml e 1 confezione di K2-NATTO da 120 compresse, fino a 4 mesi di integrazione; è senza glutine, senza lattosio e vegano.
K2 Natto apporta 200 mcg di vitamina K2 MK-7 per compressa, una dose nella finestra di 180-200 µg/die descritta in letteratura. Il formato in gocce di D-SHIELD permette di regolare l’apporto di D3 in base ai valori ematici. La vitamina D contribuisce al normale assorbimento del calcio e alla normale funzione del sistema immunitario; la vitamina K2 contribuisce al mantenimento di ossa normali e alla normale coagulazione del sangue. Sul ruolo della dieta nel sostenere le difese, si veda l’approfondimento su alimentazione e difese immunitarie.
Quando rivolgersi al medico
Il parere del medico è necessario prima di integrare K2 in chi assume warfarin, acenocumarolo o altri antagonisti della vitamina K. È opportuno anche in gravidanza, allattamento, nei minori, con patologie diagnosticate e con farmaci in corso. La dose di vitamina D3 va decisa sui livelli di 25(OH)D misurati con un esame del sangue, con obiettivo sopra 30 ng/mL. Gli integratori non sostituiscono una dieta varia ed equilibrata e uno stile di vita sano.
Domande frequenti
A cosa servono la vitamina D3 e la K2 insieme?
Svolgono ruoli complementari sul calcio. La D3 ne aumenta l’assorbimento intestinale e induce la sintesi di osteocalcina e matrix Gla protein; la K2 le attiva per carbossilazione, così che il calcio venga fissato nell’osso. La K2 contribuisce al mantenimento di ossa normali e alla normale coagulazione (Reg. UE 432/2012). Nei trial, 90 µg/die di MK-7 per 12 mesi hanno aumentato l’osteocalcina carbossilata.
Qual è il dosaggio di vitamina D3 e K2 al giorno?
Per la D3, negli adulti 1.000-2.000 UI/die; fino a 4.000 UI/die nei soggetti carenti o anziani, con controllo della 25(OH)D (obiettivo sopra 30 ng/mL). Per la K2 MK-7, 90-200 µg/die: effetti misurabili da 90 µg, plateau sulla carbossilazione dell’osteocalcina attorno a 180-200 µg. Nei trial si è arrivati a 375 µg/die.
Che differenza c’è tra K2 MK-7 e MK-4?
La differenza è farmacocinetica. La MK-7 ha un’emivita di circa 3 giorni e mantiene livelli plasmatici stabili con una sola dose al giorno. La MK-4 e la K1 hanno emivite di 1-2 ore e vengono captate soprattutto dal fegato. A dosi nutrizionali la MK-4 risulta scarsamente rilevabile nel siero, mentre la MK-7 raggiunge osso e parete vascolare.
Cos’è la vitamina K2 da natto?
È la MK-7 ottenuta dalla fermentazione del natto, alimento giapponese a base di soia fermentata e fonte alimentare più ricca di questa forma. Una meta-analisi del 2025 su sei studi giapponesi (2.327 soggetti) ha associato il consumo abituale di natto a livelli sierici di MK-7 più alti e a più osteocalcina carbossilata, con un modesto incremento della densità ossea.
Quando è meglio prendere vitamina D3 e K2: mattina o sera?
Conta più il pasto che l’ora. Entrambe sono liposolubili e si assorbono meglio con un pasto che contenga grassi: il pasto principale è la scelta più pratica, colazione o pranzo vanno bene se includono una fonte lipidica. L’assunzione è quotidiana, perché l’effetto si valuta su mesi. Altri farmaci o integratori liposolubili vanno distanziati di 2-4 ore.
Chi prende anticoagulanti può assumere la vitamina K2?
Con warfarin o acenocumarolo, antagonisti della vitamina K, la K2 va assunta solo dopo parere medico. Anche dosi moderate di MK-7 possono alterare l’INR e ridurre l’efficacia del farmaco: la supplementazione va evitata o seguita con controlli frequenti. Con i DOAC (apixaban, rivaroxaban, dabigatran, edoxaban) la co-somministrazione è considerata compatibile, previa valutazione individuale.
Aree di riferimento: Salute ossea. Nelle pagine dedicate trovi i prodotti e gli altri approfondimenti collegati.
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