Descrizione e Caratteristiche
L’uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi) è una pianta della famiglia delle Ericaceae di cui si impiegano le foglie, utilizzate per tradizione a sostegno delle vie urinarie. Il costituente più rappresentativo delle foglie è l’arbutina, un glucoside dell’idrochinone presente anche in numerose altre piante. Dopo l’assunzione orale l’arbutina viene assorbita rapidamente nell’intestino tenue e subisce nel fegato un processo di coniugazione che porta alla formazione di derivati coniugati dell’idrochinone; una parte dell’idrochinone si ritrova in forma libera nelle urine. Negli integratori si utilizza l’estratto secco delle foglie titolato in arbutina, il parametro che ne esprime il contenuto in principio caratteristico. La quota di idrochinone libero è l’elemento centrale nella valutazione della sicurezza di queste preparazioni, per le quali si raccomanda un utilizzo non prolungato.
Funzioni Principali
- Funzionalità delle vie urinarie: l’uva ursina contribuisce alla funzionalità delle vie urinarie.
- Drenaggio dei liquidi corporei: contribuisce al drenaggio dei liquidi corporei.
- Fonte di arbutina: le foglie apportano arbutina, i cui metaboliti raggiungono le urine anche sotto forma di idrochinone libero.
- Impiego in associazione: negli integratori per il benessere femminile può essere associata al mirtillo rosso americano e al D-mannosio.
- Uso per periodi limitati: se ne consiglia un utilizzo non prolungato; in caso di assunzione per periodi lunghi o ripetuti, in gravidanza e allattamento o in caso di assunzione di farmaci è opportuno sentire il parere del medico.
Evidenze Scientifiche
Due studi randomizzati condotti nella medicina generale hanno valutato l’estratto di uva ursina in donne con sintomi urinari acuti. Nello studio ATAFUTI (Moore et al., Clinical Microbiology and Infection, 2019), su 382 donne, l’uva ursina non ha mostrato differenze rispetto al placebo né sull’intensità dei sintomi né sul ricorso agli antibiotici, senza problemi di sicurezza. In uno studio in doppio cieco condotto in 42 ambulatori tedeschi (Gágyor et al., Clinical Microbiology and Infection, 2021), su 398 donne con infezione urinaria non complicata, l’uva ursina è stata confrontata con l’antibiotico fosfomicina: ha ridotto il numero di cicli di antibiotico, ma con un carico di sintomi più elevato e maggiori problemi di sicurezza, senza dimostrarsi non inferiore all’antibiotico.
Sul profilo di sicurezza, una valutazione del rischio pubblicata sull’International Journal of Toxicology (de Arriba et al., 2013) ha stimato che alle dosi d’uso raccomandate l’esposizione all’idrochinone libero nelle urine arriva al massimo a 11 microgrammi per chilo di peso corporeo al giorno, contro una soglia a rischio trascurabile stimata in 100, con livelli paragonabili a quelli derivanti dalle fonti alimentari di arbutina; gli autori non hanno trovato evidenze dirette, nell’uomo, di effetti tossici dell’idrochinone libero. Restano valide le indicazioni d’uso prudenziali: impiego non prolungato e parere del medico in gravidanza, in allattamento e in caso di assunzione di farmaci.