In sintesi
- Sui fitoterapici epatoprotettori il dato più solido è quello del cardo mariano: una meta-analisi di 8 studi randomizzati su 587 pazienti riporta ALT ridotta di 9,16 UI/L e AST di 6,57 UI/L.
- Il carciofo è l’unica voce con un esito ecografico in uno studio dedicato: 600 mg al giorno di estratto di foglie per 2 mesi, in 90 pazienti con steatosi.
- Sulla schisandra l’unico studio randomizzato pubblicato ha coinvolto 40 soggetti con ALT o AST fra 40 e 60 UI/L e usava una miscela con sesamina, per 5 mesi.
- La curcumina ha la riduzione del grasso epatico più quantificata: 78,9% di soggetti migliorati contro 27,5% nel placebo, in 8 settimane.
- Schisandra e cardo mariano toccano i citocromi epatici: l’estratto di Schisandra sphenanthera aumenta l’esposizione al tacrolimus fino a 2,61 volte.
Fra i fitoterapici epatoprotettori solo quattro arrivano a uno studio clinico sull’uomo: cardo mariano, carciofo, curcuma e schisandra. L’esito misurato quasi sempre sono le transaminasi ALT e AST. La gamma-GT e l’ecografia compaiono in pochi lavori. Per desmodio, lapacho, bardana e Agaricus blazei i dati epatici restano preclinici.
Che cosa misura uno studio sul fegato
Le grandezze usate negli studi non si sostituiscono fra loro.
- ALT (alanina aminotransferasi) è l’enzima più specifico dell’epatocita.
- AST (aspartato aminotransferasi) è meno specifica: sale anche per cause muscolari o cardiache.
- Gamma-GT segnala colestasi e induzione enzimatica, tipicamente da alcol o da farmaci.
- Ecografia: descrive il grado di steatosi. Vede il grasso, non l’enzima.
Un incremento delle transaminasi sotto 3 volte il limite superiore di riferimento è spesso di origine dismetabolica. Valori superiori richiedono un inquadramento medico. I gradi ecografici e i tempi di regressione sono nell’approfondimento su fegato grasso e salute epatica.
Un dettaglio cambia la lettura della letteratura. Nelle due meta-analisi citate qui la gamma-GT non è stata valutata e il dato ecografico compare in due soli studi. Sulle transaminasi il materiale è molto più abbondante.
I fitoterapici epatoprotettori a confronto
La colonna delle dosi indica “non definita” quando le fonti descrivono un meccanismo senza quantificarlo nell’uomo.
| Pianta | Attivo e titolazione | Dose studiata | Esito misurato | Evidenza | Cautele |
|---|---|---|---|---|---|
| Cardo mariano (Silybum marianum) | Silimarina, flavonolignani; la silibina è la frazione più studiata. | 140 mg due volte al giorno, o 70 mg tre volte al giorno, per 12 settimane. | ALT −9,16 UI/L e AST −6,57 UI/L nella steatosi. Gamma-GT non valutata. | Meta-analisi di 8 studi su 587 pazienti. La Cochrane su 13 studi e 915 pazienti non trova evidenza né a favore né contro. | Inibisce il CYP2C9 in vitro. Con warfarin serve il parere del medico. |
| Carciofo (Cynara scolymus) | Estratto di foglie, con acidi caffeoilchinici e luteolina. | 600 mg al giorno per 2 mesi. Nella meta-analisi da 50 a 2.700 mg, per 6-16 settimane. | Parametri ecografici, ALT, AST, indice APRI e bilirubina totale. Gamma-GT non valutata. | Uno studio randomizzato su 90 pazienti; meta-analisi di 7 studi su 575 partecipanti. | Stimola il flusso biliare: cautela con calcoli biliari e allergia alle Asteraceae. |
| Curcuma (Curcuma longa) | Curcuminoidi, in formulazioni ad assorbimento migliorato. | 500 mg al giorno di dispersione amorfa, pari a 70 mg di curcumina, per 8 settimane. | Grasso epatico all’ecografia: 78,9% di migliorati contro 27,5% nel placebo. ALT e AST ridotte. | Uno studio randomizzato con placebo. Sui marcatori sistemici una meta-analisi di 32 studi. | Biodisponibilità sotto l’1%. Parere medico con anticoagulanti; sconsigliata con calcoli biliari. |
| Schisandra (Schisandra chinensis) | Lignani: schisandrina, schisandrina B, gomisina A. Negli integratori i frutti sono titolati al 5% in schisandrine. | Quattro compresse al giorno di una miscela con sesamina, per 5 mesi. | ALT e AST ridotte con valori basali fra 40 e 60 UI/L. Bilirubina invariata. | Un solo studio randomizzato, su 40 soggetti e con una miscela: l’esito non è attribuibile alla sola schisandra. | Modula il CYP3A4. L’estratto di S. sphenanthera aumenta l’esposizione al tacrolimus. |
| Desmodio (Desmodium adscendens) | Saponine triterpeniche e D-pinitolo. Negli integratori le foglie sono titolate allo 0,5% in flavonoidi. | Non definita da studi controllati sull’uomo. | Nel ratto riduce il danno da tossici somministrato prima, non quello già presente. | Preclinica. Sull’uomo restano segnalazioni non controllate. | Parere medico con terapie epatotossiche in corso. |
| Lapacho (Tabebuia avellanedae) | Corteccia titolata al 3% in naftochinoni. | Non definita per l’esito epatico. | Nessuno negli studi verificati. | Preclinica e uso tradizionale. | Parere medico in gravidanza, allattamento e con terapie in corso. |
| Bardana (Arctium lappa) | Radice titolata al 20% in inulina. | Non definita per l’esito epatico. | Nessuno negli studi verificati. | Uso tradizionale, legato al normale drenaggio dei liquidi. | Allergia alle Asteraceae, la famiglia del carciofo. |
| Agaricus blazei | Corpo fruttifero titolato al 20% in polisaccaridi. | Non definita per l’esito epatico. | Nessuno negli studi verificati. | Preclinica. | Parere medico con terapie in corso. |
Le voci con un dato clinico sono quattro. Le altre poggiano su modelli animali o su tradizione d’uso.
Schisandra: che cosa dice l’unico studio sull’uomo
La schisandra è molto studiata in laboratorio e poco studiata nell’uomo. Il lavoro pubblicato su Phytotherapy Research nel 2013 ha randomizzato 40 soggetti con ALT o AST fra 40 e 60 UI/L. Venti hanno assunto 4 compresse al giorno di una miscela di estratto di frutti e sesamina, venti il placebo, per 5 mesi.
ALT e AST sono scese nel gruppo trattato. Bilirubina totale e diretta non sono cambiate. Il limite è nel disegno: la miscela contiene sesamina, quindi l’esito non si attribuisce alla sola schisandra. Con 40 soggetti l’intervallo di confidenza resta ampio.
Il resto dei dati viene da colture cellulari e modelli animali. I lignani inducono gli enzimi di fase II, stimolano la via Nrf2/HO-1 e la sintesi di glutatione, riducono la segnalazione NF-kB e il TGF-beta1 delle cellule stellate epatiche. La via del glutatione è descritta nell’articolo sul glutatione liposomiale per fegato e pelle.
La schisandra è classificata anche fra gli adattogeni, con una letteratura propria su stanchezza e adattamento allo stress. Sono due filoni distinti: i dati epatici non derivano da quelli adattogeni.
Cardo mariano: la meta-analisi e il limite della Cochrane
La meta-analisi di Zhong e collaboratori, su Medicine nel 2017, ha riunito 8 studi randomizzati e 587 pazienti con steatosi non alcolica. La silimarina ha ridotto ALT di 9,16 UI/L e AST di 6,57 UI/L rispetto al controllo. I regimi analizzati sono 140 mg due volte al giorno e 70 mg tre volte al giorno, per 12 settimane.
Su un’altra popolazione il quadro cambia. La revisione Cochrane di Rambaldi, Jacobs e Gluud del 2007 ha analizzato 13 studi randomizzati e 915 pazienti con epatopatia alcolica o da virus B o C. Non emerge evidenza né a favore né contro su mortalità e complicanze. Solo il 23% dei trial aveva un occultamento adeguato dell’allocazione.
Le due letture non si contraddicono. Nella steatosi metabolica il segnale sulle transaminasi è misurabile. Dove l’esito è la sopravvivenza, il segnale non c’è.
Carciofo e curcuma: le uniche voci con un dato ecografico
Lo studio pilota di Panahi e collaboratori, del 2018, ha randomizzato 100 soggetti con steatosi vista all’ecografia. Novanta hanno completato: 49 con 600 mg al giorno di estratto di foglie di carciofo, 41 con placebo, per 2 mesi. Sono migliorati i parametri ecografici e i valori di ALT, AST, indice APRI e bilirubina totale.
La meta-analisi di Amini e collaboratori del 2022, su 7 studi e 575 partecipanti, conferma la riduzione di ALT e AST. Le dosi vanno da 50 a 2.700 mg al giorno, le durate da 6 a 16 settimane.
Sulla curcuma il dato ecografico è quantificato. Nello studio di Rahmani e collaboratori del 2016 sono state usate 8 settimane con 500 mg al giorno di dispersione amorfa, pari a 70 mg di curcumina. Il grasso epatico è migliorato nel 78,9% dei soggetti contro il 27,5% del placebo, insieme ad AST e ALT. Il collo di bottiglia resta l’assorbimento: meno dell’1% della curcumina pura raggiunge il circolo.
Desmodio, lapacho, bardana e Agaricus
Il desmodio ha uno studio nel ratto del 2013. Il decotto quantificato e il D-pinitolo riducono il danno epatico da tossici chimici quando somministrati prima. Sul danno già presente non emerge un effetto. Sull’uomo restano segnalazioni non controllate. Lapacho e bardana poggiano su uso tradizionale. Agaricus blazei appartiene ai funghi trattati nella guida alla micoterapia, con dati epatici preclinici.
Fra le formulazioni NMI questi estratti si trovano in EPATOP, capsule con Agaricus blazei, lapacho, desmodio e schisandra. La scheda riporta Agaricus blazei Murrill al 20% in polisaccaridi, lapacho da corteccia al 3% in naftochinoni, desmodio da foglie allo 0,5% in flavonoidi e schisandra da frutti al 5% in schisandrine. La formulazione è vegan, senza glutine e senza lattosio, con 2 capsule al giorno la sera dopo cena.
La variante EPACLEAN, con Agaricus blazei, lapacho, bardana e schisandra sostituisce il desmodio con la bardana, radice al 20% in inulina, che la scheda associa al normale drenaggio dei liquidi corporei. In gravidanza, allattamento, patologie diagnosticate o terapie in corso la scheda rinvia al medico.
Criteri di scelta ed errori frequenti
La tabella ordina le situazioni per priorità clinica.
| Situazione | Priorità | Da misurare | Rivalutazione | Stop |
|---|---|---|---|---|
| ALT o AST alterate sotto 3 volte il limite | Peso, zuccheri semplici e alcol: le leve con effetto misurato. | ALT, AST, gamma-GT e fosfatasi alcalina al basale. | Dopo 8-12 settimane. | Valori oltre 3 volte il limite superiore. |
| Steatosi vista in ecografia | Dieta e movimento restano l’intervento con i dati migliori. | Ecografia e transaminasi. | Al controllo indicato dal medico. | Ittero, urine scure, dolore in ipocondrio destro. |
| Terapia farmacologica in corso | Verificare le interazioni prima della composizione. | I parametri previsti dal protocollo della terapia. | Al primo controllo dopo l’inizio. | Farmaci a finestra stretta, come tacrolimus e warfarin. |
| Epatopatia già diagnosticata | La gestione è medica: nessun integratore la sostituisce. | Secondo il piano del centro di riferimento. | Secondo lo stesso piano. | Sempre prima di iniziare, non dopo. |
| Uso stagionale senza esami alterati | Non esiste un bersaglio misurabile da seguire. | Nessun parametro da monitorare. | Non applicabile. | Alla comparsa di qualsiasi sintomo. |
Tre errori ricorrono più degli altri.
- Leggere il nome della pianta e non la titolazione. Gli studi lavorano su estratti titolati: 5% in schisandrine, 3% in naftochinoni, 20% in polisaccaridi.
- Valutare troppo presto. Le durate degli studi vanno da 8 settimane a 5 mesi. Un controllo dopo 15 giorni non dice nulla.
- Trattare l’integratore come una scorciatoia. Nella steatosi le leve documentate restano peso, zuccheri e alcol, descritte nel protocollo di detossificazione epatica.
Interazioni: perché schisandra e cardo mariano toccano i citocromi
Il fegato metabolizza gran parte dei farmaci attraverso i citocromi P450. Una pianta che modula quegli enzimi può cambiare la concentrazione di un farmaco senza dare alcun sintomo.
La schisandra agisce sul CYP3A4. L’estratto di Schisandra sphenanthera, in Cina associato al tacrolimus, ne aumenta l’esposizione. La schisantherina A porta l’area sotto la curva del tacrolimus a 1,77 volte dopo una dose singola e a 2,61 volte dopo dosi ripetute. In pazienti con nefropatia membranosa la concentrazione ematica del farmaco è salita in media di 3,05 ng/mL. La specie usata negli integratori europei è Schisandra chinensis: il numero non si trasferisce tale e quale, ma il tipo di interazione è documentato. Il CYP3A4 metabolizza statine, immunosoppressori e diverse benzodiazepine.
Il cardo mariano agisce su un’altra via. La silibina B inibisce il CYP2C9 con Ki di 4,8 µM e la silibina A con Ki di 10 µM, usando il warfarin come substrato. La silibina inibisce anche l’UGT1A1. Alle concentrazioni plasmatiche abituali, intorno a 0,2 µM, l’interazione non viene considerata rilevante. Con warfarin in terapia il parere del medico resta necessario.
La curcuma può potenziare anticoagulanti e antiaggreganti e interferire con il controllo glicemico. Va sospesa almeno 15 giorni prima di un intervento chirurgico.
Resta un punto normativo. Nell’Unione Europea le indicazioni sulla salute relative alle sostanze botaniche sono sospese: il regolamento (CE) 1924/2006 ne ha rinviato la valutazione. Le epatopatie sono malattie e la loro gestione è medica. Gli integratori alimentari non curano, non prevengono e non trattano malattie: accompagnano alimentazione, peso e astensione dall’alcol, senza sostituire una terapia prescritta.
Quando rivolgersi al medico
Transaminasi oltre 3 volte il limite superiore vanno inquadrate dal medico prima di qualsiasi integrazione. Ittero, urine scure, prurito diffuso o dolore persistente in ipocondrio destro richiedono una valutazione rapida. Chi assume tacrolimus, ciclosporina, warfarin o statine concorda con il medico ogni estratto vegetale.
Domande frequenti
A cosa serve la schisandra?
La schisandra (Schisandra chinensis) è studiata su due fronti distinti. Sul fegato l’unico studio randomizzato pubblicato ha coinvolto 40 soggetti con ALT o AST fra 40 e 60 UI/L, per 5 mesi, con una miscela contenente anche sesamina. Il secondo fronte è quello adattogeno, separato dai dati epatici.
La schisandra fa bene al fegato?
I dati sull’uomo sono limitati. Un solo studio randomizzato, su 40 soggetti e con una miscela contenente sesamina, ha mostrato una riduzione di ALT e AST in 5 mesi. Il resto è preclinico: nei modelli sperimentali i lignani inducono gli enzimi di fase II e riducono il TGF-beta1. Le epatopatie sono malattie e la loro gestione resta medica.
Quali piante per il fegato hanno studi clinici?
Quattro. Il cardo mariano ha una meta-analisi di 8 studi randomizzati su 587 pazienti. Il carciofo ha uno studio su 90 pazienti con 600 mg al giorno per 2 mesi e una meta-analisi di 7 studi. La curcuma ha un esito ecografico a 8 settimane. La schisandra ha un solo studio, su 40 soggetti.
Dopo quanto tempo cambiano le transaminasi?
Le durate degli studi verificati vanno da 8 settimane a 5 mesi: carciofo a 2 mesi, silimarina a 12 settimane, curcumina a 8 settimane, miscela con schisandra a 5 mesi. Nella pratica ALT, AST e gamma-GT si ricontrollano a 8-12 settimane dal basale, secondo indicazione medica.
La schisandra ha interazioni con i farmaci?
Il punto principale sono i citocromi epatici. La schisandra modula il CYP3A4 e l’estratto di Schisandra sphenanthera aumenta l’esposizione al tacrolimus fino a 2,61 volte dopo dosi ripetute. Il CYP3A4 metabolizza statine, immunosoppressori e altre molecole. Chi segue una terapia farmacologica concorda l’assunzione con il medico.
Cardo mariano o carciofo: che cosa dicono i dati?
Misurano cose diverse. Sul cardo mariano la meta-analisi su 587 pazienti quantifica la riduzione delle transaminasi in UI/L, mentre la revisione Cochrane su 915 pazienti con epatopatia alcolica o virale non trova effetto sulla mortalità. Il carciofo ha 575 partecipanti nella meta-analisi e porta anche un esito ecografico.
Il desmodio ha studi sul fegato?
Sull’uomo non ci sono studi controllati. Il lavoro del 2013 è nel ratto: decotto quantificato e D-pinitolo riducono il danno epatico da tossici chimici quando somministrati prima, senza effetto sul danno già presente. Negli integratori le foglie sono titolate allo 0,5% in flavonoidi: l’evidenza resta preclinica.
Riferimenti scientifici
- Zhong S. e collaboratori. The therapeutic effect of silymarin in the treatment of nonalcoholic fatty disease. Medicine (2017). DOI 10.1097/MD.0000000000009061.
- Rambaldi A., Jacobs B.P., Gluud C. Milk thistle for alcoholic and/or hepatitis B or C virus liver diseases. Cochrane Database of Systematic Reviews (2007).
- Panahi Y. e collaboratori. Efficacy of artichoke leaf extract in non-alcoholic fatty liver disease. Phytotherapy Research (2018). DOI 10.1002/ptr.6073.
- Amini M.R. e collaboratori. Effects of artichoke supplementation on liver enzymes. Clinical Nutrition Research (2022).
- Rahmani S. e collaboratori. Treatment of non-alcoholic fatty liver disease with curcumin. Phytotherapy Research (2016). DOI 10.1002/ptr.5659.
- Chiu H.F. e collaboratori. Improvement of liver function in humans using a mixture of Schisandra fruit extract and sesamin. Phytotherapy Research (2013), 27:368-373. DOI 10.1002/ptr.4702.
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